sabato 9 aprile 2011
Una bella giornata di primavera. Sono circa le 13 e mi sto recando a San Martino con mio figlio di quasi 8 anni e la sua Ferrari F1 telecomandata. Arriviamo nel piazzale e iniziamo ad armeggiare con la macchina e il telecomando. Passa qualche minuto e ci accorgiamo (dico “ci” perché mio figlio me lo fa notare) di una coppia di “fidanzatini”, teenager, che in completa nonchalance, bomboletta spray in mano, scrivono frasi d’amore sul pavimento del piazzale antistante il Museo di San Martino. Entro per cercare i custodi. Li trovo e gli faccio notare quello che sta accadendo a pochi metri da noi. Uno dei due esce e dice “guagliù, basta, se no chiamm’ e guardie!”. Pronta la replica della ragazzina sedicenne (lo ammetterà lei stessa): ““eh!, e guardie, mo avessem’ i’ in galera, pe na’ fesseria e chesta!“”
Mi avvicino per farli smettere, cercando di fargli capire che non si può imbrattare un’area monumentale, come se fosse il cortile di casa nostra, ““Eh già!, la c’è sta nata’ scritta, perché noi no?“”, la replica spiazzante della battagliera fidanzatina. ““Mo chiamo a papà, accussì verimmo!“” ancora ribatte lei. ““E io chiamo i carabinieri“”, le dico. A questo punto i due, seccati per l’imprevisto, montano sul loro motorino e scappano via.
I due custodi (anziani e prossimi alla pensione) intanto, presenti alla scena, mi ricordano di come ogni giorno nel piazzale ci giochino a pallone, spesso mettendo a rischio gli stucchi della facciata, e che alle loro rimostranze, finiscano con l’essere puntualmente minacciati ed invitati a farsi gli affari loro. Gli chiedo come mai non chiamino i carabinieri (peraltro presenti con il nucleo tutela patrimonio artistico nell’adiacente Castel S.Elmo) e loro, sconsolati, mi dicono che tanto è inutile, perché non vengono. Assente anche la Polizia Municipale, pure di tanto in tanto presente per multare auto in doppia fila nel piazzale. Delle poche persone presenti alla scena, noto che nessuna prende posizione nettamente, Alcuni, da lontano, mi danno ragione, ma tutto qui. Chissà che esempio stiamo dando ai tanti turisti stranieri che vengono a San Martino ogni giorno. La morale più triste di questa vicenda è rendersi conto che molti ragazzi in età scolare non abbiano la benché minima idea di cosa sia la tutela, la conservazione, il rispetto per l’arte e la sua storia. Eppure sono sicuro che quel papà invocato a gran voce da quella bulletta in erba, avrebbe preso a schiaffi sua figlia se avesse fatto quello che ha fatto sul balcone di casa sua…